Il ritrovo ai quattro marmi, così come gli “angeli” del maledetto 24 maggio che puntualmente ritorna. Un dolore forte, raccontato dal silenzio spettrale. Si è fermata idealmente alle 10,30 la città di Salerno ieri per ricordare Simone Vitale, Giuseppe Diodato, Enzo Lioi e Ciro Alfieri. Venti anni di dolore rivissuti in pochi minuti, mentre pian piano tifosi e curiosi arrivano al cimitero comunale, lasciando un fiore, un saluto per poi andare via con le bocche cucite. Il pensiero di chi era accomunato a loro dalla stessa fede ma anche di chi, seppur lontano geograficamente, si è stretto in un abbraccio ideale, al di là di ogni rivalità calcistica. Come un tifoso del Catania, rappresentante del gruppo di amici “Rispetto etneo”, che timidamente arriva sulla lapide in onore dei supporters granata e depone il suo fascio di fiori. E a qualche anziano tifoso racconta il perché della sua visita e di come quella tragedia lo abbia segnato. Si trovava anche lui quel maledetto 24 maggio sui binari della stazione di Salerno, di ritorno da un viaggio di piacere con amici per festeggiare la promozione del Catania. Una mattinata di festa, trasformatasi ben presto nel peggior film horror. «Solo chi in quegli anni viveva di emozioni legate alla propria maglia potrà capire il dolore di questa tragedia», ripete spesso il tifoso etneo intrattenendosi con quelli della Salernitana. «Vivevamo più sui treni che nelle nostre case», il ricordo raccontato su un foglio all’interno di quel fascio di fiori segno del rispetto tra tifoserie che solo il potente dolore della morte riesce ad accomunare.

Fonte: lacittadisalerno.it